lunedì 3 maggio 2010

Ho un sogno


Capita solo a me di desiderare ardentemente di trovarmi in un musical?
Il fascino che hanno su di me le scene di canto inaspettato e corale, che coinvolge passanti d’ogni tipo, è assoluto; mi entusiasmano irrazionalmente, e trattengo una certa invidia.
Oggi, svolgendo una tra le mie più ripetitive e cretine attività lavorative, con la radio nelle orecchie, ho incontrato il vecchio Terence Trent D’Arby alle prese con Wishing Well, e solo una lunga abitudine all’autocontrollo mi ha evitato di liberare con una bracciata la scrivania per poi camminarci sopra cantando, oltre alla convinzione che molto difficilmente i colleghi si sarebbero prestati a salvare a ritmo portapenne e mouse davanti al mio incedere, tra il divertito e il diffidente, fino a lanciarsi nella danza favorendomi coretti intonati di “Wish me love a wishing well To kiss and tell A wishing well of crocodile cheers”.
Non sarebbe un mondo favoloso? Il marchese de Sade non sarebbe costretto a levarsi quel palo che frena la fluidità del suo agire e della sua anima, per liberarsi come il duro padre inglese di Mary Poppins? Non costituirebbe il momento dello scioglimento di ogni tensione tra colleghi, della mutua comprensione, dell’attribuzione di un senso a questo nostro riunirci quotidiano tra grigie stanze a ripetere azioni senza speranza?

Forse è malattia legata ai cantori, siano professionisti o oscuri dilettanti, forse per uno stonato la cosa è così inconcepibile da non rappresentare qualcosa di salvifico.
Forse, invece, è che nessuno ci prova mai, e magari sarebbe stupito di incontrare tanto seguito, cantando improvvisamente in metropolitana...

… e invece verrebbe solo filmato da un impietoso cellulare, e finirebbe su youtube, immotivatamente cliccato nella sua giornata di vana e solitaria fama mondiale che non si nega a nessuno.

7 commenti:

matteo ha detto...

se lo facessi da sola saresti una pazza; ma già se a farlo si è in 2, potrebbe cominciare a chiamarsi "uno spettacolo". E' che a quel punto ti ritroveresti un agente della SIAE a questionare sui diritti...

Bah! Nulla però ci proibisce di farlo tra amici! :-) Di scaricare una sera la nostra tensione servendo un vassoio di patate al forno con passo saltellande, senza preavviso. Servendo più allegria e benestare che tuberi dorati.

matteo ha detto...

scusa, m'è scappata un'emoticon nel messaggio di prima. Confesso che nei post che lascio a te non mi piace molto usarle, anche se le trovo affascinanti e socialmente interessanti.

Anonimo ha detto...

scusami, sono un frequentatore anarchico del tuo blog. come già detto non tanto tempo fa e riscontrata la tua lettura, scrivo qui in un momento di fretta, dopo aver scorso velocemente le varie, interessantissime cose che qui trovo..
onestamente non commento questo post dove scrivo... ho fatto l'ennesima scorpacciata di squisitezze letterarie e non...
grazie.

p.s.
avevo iniziato una sorta di racconti su Roma in un tuo vecchio post e conto di continuare... non so se sei riuscita a trovare le due prime "puntate". è un po' infantile ma mi piacerebbe sapere se le hai lette
Gino

NEF ha detto...

Matteo: prendere il vassoio senza presine aiuterebbe di sicuro il passo saltellante. In effetti il problema, per me, non sarebbe tanto l'aspetto canoro, quanto quello corporeo; le poche volte che ho cantato in pubblico sembravo avere un mocio vileda nel sedere, con rispetto parlando, ed infatti il palco alla fine era lindo.
Vorrei approfondire invece il fenomeno degli emoticon quanto al concetto di socialmente interessante; in cosa si distinguono da Ke e xo' (di alcuni dei quali tra l'altro abuso anch'io negli sms)?

Per Gino: tengo nella bambagia i miei pochi ma fedeli lettori, dunque passo in rassegna tutti i commenti ai post, a meno che non si commenti un post di mesi prima senza avvisarmi, in quel caso potrebbe scapparmi...Ho letto sì, di Roma, e ti ho trovato, come sempre, spassoso e pazzesco

matteo ha detto...

Ke e xò sono abbreviazioni, peggio, ibridazioni di un codice matematico con quello grafico-linguistico (qui probabilmente scado un po' con una terminologia che non mi è propria, ma credo di essere comprensibile).
L'emoticon invece è un'evoluzione del linguaggio legata alla necessità del messaggio breve. E' ovvio che di Ungaretti non ce ne sono molti, che la capacità di trasmettere un migliaio di emozioni con un pugno di parole dense dei più sconfiati significati è capacità di pochi.
E qui l'emoticon entra a far parte del mondo della parola scritta. Integra una manciata di parole scandendone l'intenzione, chiarendo subito l'animo di chi parla, per evitare fraintendimenti. Certo a saper scrivere non serve, ma a volte è pure divertente, e ce ne sono certe che son quasi artistiche:
è_é arrabbiato
-_-' ricorda molto il fumetto giapponese, è propria di chi resta spiazzato e allibito
@_@ occhi tondi e sgranati di chi è sorpreso
ç_ç lacrime
>_< occhi stretti di chi si sforza
^_^ :-) =) le faccette felici (classiche)
*_* un'altra emoticon di sorpresa
XD la risata sguaiata
°_° allibito
;-) l'occhiolino
:'( la classica lacrima

Insomma, sono un compendio alle nostre espressioni più comuni.
L'abuso di emoticon, come tutto del resto, è deleterio, ma l'uso sporadico mi piace! :-)

Anonimo ha detto...

beh se sei un fans ti consiglio una capatina su questo sito www.SanandaMaitreya.com che è il sito ufficiale dell'artista che dal 2001 si chiama Sananda e non più Terence!

per poi continuare a ballare consiglio anche il canale youtube:

www.youtube.com/maitreyasananda

ciao!

NEF ha detto...

Mi ricordavo che avesse cambiato nome, ma non quale fosse...Grazie!