giovedì 4 febbraio 2010

Sindrome di Stoccolma


Credo che questo ufficio stia vivendo la più grande epidemia di sindrome di Stoccolma, in breve ammirazione e identificazione nel proprio carceriere, che si sia mai registrata al mondo, rivelandola come malattia contagiosa.
Tutti parlano male di questo posto, e a ragione; tutti si sentono maltrattati dal grande Kapo – non per nulla Marchese De Sade, che si divide tra indifferenza assoluta e banchetti di umiliazione; nessuno si sente capito, valorizzato; in corridoio l’atmosfera è quella di una passeggiata nell’Antartide nel periodo in cui i pinguini stanno tutti attaccati come un sol uomo a sorvegliare le uova nella tormenta. Se il Marchese entra nella stanza tutti tacciono, temendo che quello che stanno per dire, qualsiasi cosa sia, diventi fonte di altre sfuriate immotivate.
Ci si saluta con un cenno cauto, sussurrando con brevi gesti, fino alla certezza dell’assenza del Marchese: solo in quel caso si prende a respirare rilassati, come sopravissuti all’uragano, e ci si sorride a vicenda sentendosi benedetti dal destino.
La sensazione dell’uscita serale è: anche oggi l’ho scampata.
Fondamentalmente si tenta di lavorare nonostante il Marchese de Sade, non sotto la sua direzione.

Ma quando si affaccia nella vita di qualcuno la possibilità di andarsene, di cambiare ufficio e ambiente, di uscire da quella barbara influenza, ecco che tutti si ritraggono come vampiri all’alba. Eh, no, io so cosa lascio ma non so cosa trovo. Altrove è ancora peggio. Tanto è tutto uno schifo. So di che male devo morire. Io non me ne vado.
E tu, nuova arrivata
che hai conosciuto altre atmosfere
ti chiedi:
Ma come può esser peggio?
Sanno cose che mi tengono celate?
E scruti dalla finestra gli altri uffici, con vaga inquietudine, immaginandoci l’inferno di Bosch.

3 commenti:

matteo ha detto...

crogiolandoci nel peggio che conosciamo, evitiamo l'ignoto temendolo ancor più del nostro male, in definitiva?

Anonimo ha detto...

potrei dire molto ma posso anche usare il mezzo che non ho e cioè la sintesi.
anzi devo usarla ora perchè non dispongo di tempo sufficiente, pur in situazione ideale (pensionato.
il tuo post conferma (ma non ce n'era del resto bisogno)la tua posizione tanto intelligente quanto isolata in un clima di paura e di sottomissione.. abbi il coraggio dei tuoi pensieri e persegui i tuoi progetti che non possono essere compatibili con il posto di lavoro che occupi (solo tmporaneamente) Non fossilizzarti, cerca soluzioni, qualunque esse siano ma che soddisfino la necessaria e vitale esigenza di evasione. Mi congratulo, ormai è un'antifona perfino noiosa, con la tua genialità. Mi rincresce solo che tu non sia arrivata prima... non credo che tu troverai molte persone disposte a percorrere la tua strada, nel posto dove ti trovi... cerca altrove...

NEF ha detto...

Saggio amico, è vero, ci si fa prendere dalle paure portate avanti qui dentro con tanta sicurezza, tanto da credere che ogni padiglione che vedo dalla finestra contenga una storia deprimente come la nostra in questo ufficio, e concludere con il classico al è duch compagn invece di ribellarmi!