lunedì 8 febbraio 2010

Anche i bambini hanno un cuore


Babi non si lascia mai andare, non appare mai coinvolto sentimentalmente da alcun gioco gli venga regalato: sembra avvicinarsi dolcemente al coniglio Johnny, ma è per coglierlo di sorpresa scaraventandolo sotto un camion.
Sembra avere un debole per una enorme gallina, ma dopo un attimo di smarrimento la prende per le zampe e la fa roteare per la stanza prima di lasciarla andare contro Pantacollant.
La stessa gatta viene avvicinata da Babi come un’antilope da un ghepardo, per poi essere spinta giù da ovunque si trovi; il copione poi prevede che Babi si giri innocente chiedendo stupito: ‘u è gatto? (= dove si nasconde il gentile felino che sottostava poc’anzi alle mie gentili carezze?)
Il peluche lo infastidisce, nemmeno dovesse mangiarlo, preferisce i rigidi camion, le palle di legno da martellare fino allo sfinimento delle palle stesse, dei genitori e dei vicini di casa; i finti telefoni che emettono suoni spaventosi come una canzone imbarazzante cantata da Winnie the Pooh.

Ma ora è arrivato tra noi una sorta di verme dal corpo morbido e imbozzolato che termina da una parte come Pisellino di Braccio di Ferro, dall’altra con un viso umano di plastica, o meglio, da cartone animato giapponese, di quelli con gli occhi grandi da contenere un bicamere con cucina abitabile, una cuffietta con le orecchie, e un meccanismo che gli illumina il viso di rosso e emette musiche quali la ninna nanna di Brahms e il Canone di Pachelbel, ma non in quella orrenda versione midi come tutti gli altri giochi, bensì in un tentativo di polifonia.
Ebbene: per la prima volta Babi ha dato un nome a qualcosa: BrrTato.
E per la prima volta non lo usa esclusivamente come bomba a mano, ma usa intrattenervisi, credendosi non visto, in conversazioni animate e fugaci bacetti. Qualche volta se lo porta anche a letto, illuminandone il viso di rosso proprio mentre si sta addormentando, al solo fine di renderci la vita difficile (per fortuna la musica si può spegnere).

Da bambina che dava un nome anche alla maniglia dell’armadio e che radunava mucchi di orsetti organizzando gite fuori porta sul triciclo, devo dire che questi sprazzi di affetto mi rallegrano, pur intervallati dai consueti incidenti alla blues brothers organizzati da padre e figlio, con quegli orrendi rumori - tipo cradchtscshch - che fanno con la bocca.

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