lunedì 7 settembre 2009

Viaggi nella mente, nel paranormale e a Verona


Leggo solo burocratiche comunicazioni, tra l’altro scritte da me e immediatamente disconosciute nello spirito, e il libro sul comodino, benché sommamente godibile, arranca come De Niro tra le cascate di Mission, ma senza colonna sonora.
Lascio dunque grata traccia della sola bancarella di libri usati che nella vita io abbia trovato munita di un qualche senso: nella gran parte dei casi bisogna immergersi in cassoni di carta da macero per trovare l’unico gioiello; in questo caso, in gita a Verona, ovunque guardassi trovavo una desiderata aggiunta alla pila di libri che stringevo tra le braccia, terrorizzata di vedermi sottrarre il bottino da un passante, anche se nel mondo reale questo accade solo coi vestiti in saldo.
Me ne sono andata con due Wodehouse, un Eggers, una Pippi Calzelunghe per tirar su un figlio femminista, una avvincente storia dell’eterna guerra israelo-palestinese, qualche altro volume che non ricordo e il Viaggio nel mondo del paranormale che Piero Angela aveva scritto negli anni ’70, il tutto per 2 € a libro.
Di Angela avevo letto da poco Da zero a tre anni, e ne avevo ricevato un costante stato di frustrazione, perché mio figlio si trova proprio in mezzo al periodo in cui, secondo la ricerca, deve ricevere stimoli costanti e adeguati per tentare di sviluppare una parte decente delle infinite potenzialità del suo cervello. Mi sono messa a girare per la casa eliminando tutti gli oggetti per lui dannosi per evitare di coprirlo di divieti, e riempiendo armadi e nicchie di roba palpabile, annusabile, utilizzabili senza pericoli. Sembravo una pazza scatenata, finché è arrivato lentamente l’oblio che il mio cervello riserva fondamentalmente a tutto quello che gli passa davanti, e che in questo caso aspettavo ardentemente per potermi riposare, finalmente di nuovo ignara di crescere un figlio potenzialmente imbecille.
Mi sono dedicata al viaggio nel paranormale con relativa tranquillità, perché non possiedo tavolini da seduta spiritica di cui liberarmi, né mi sforzo particolarmente a piegare cucchiai; la mia pratica si limita a guardare Troisi che parla al vaso di fiori o alla lampada: vieni accà, su, a te non costa niente, a me mi fai ricco!
Però ti fa riflettere: chi ci crede fa riferimento a fatti che vengono dati incontrovertibilmente per accaduti, universalmente condivisi e rimasti senza spiegazione. Se ti vengono elencati, tu, che essenzialmente te ne freghi, non hai i mezzi per contraddirli, sospiri, emetti qualche onomatopeico mah, boff, mmgmgh, e tiri dritto, lasciandoli nel loro fanatismo. Ebbene: non esiste un solo caso, nella storia, di evento paranormale che non sia stato riprodotto da illusionisti di professione o che sia stato ripetuto con successo con controlli più stringenti. Ora so come imbarcarmi in violente discussioni, se mai lo desidererò.

1 commento:

matteo ha detto...

A Lourdes potrai litigare quanto vorrai con queste argomentazioni...Tra l'altro ieri sera mi è caduto l'occhio su un titolo in copertina di Gente (posseduto da mia suocera!!! Non da me!) riguardante l'ennesima miracolata dalla Madonna...
Ma anche 'sta Madonna, invece di far camminare di nuovo una persona che comunque conduce una vita dignitosa non potrebbe dare un cervello al 60% degli italiani votanti che si ostina a sostenere che la X si mette sul simbolo del partito che vuoi eliminare, non eleggere?